Latte d’asina e geriatria

 

Il rapido aumento della popolazione anziana, evento senza precedenti nella storia del genere umano, rappresenta una delle sfide più grandi per l’intera umanità. Il numero delle persone di età uguale o maggiore di 65 anni, a livello mondiale, è passato da 265 milioni nel 1980, a 421 milioni nel 2000, con la prospettiva di arrivare a 976 milioni nel 2030 (Progetto Asco, 2012). Per tali motivi

  • urgente approfondire la conoscenza della biologia dell’invecchiamento, e sviluppare strategie per facilitare una vecchiaia in buona salute anche attraverso l’adozione di una corretta alimentazione.

L’invecchiamento si associa ad una diminuita funzionalità di vari organi e sistemi fisiologici, e di conseguenza gli anziani hanno una maggiore possibilità di sviluppare alcune complicanze quali stipsi, allergie, deficit del sistema immunitario, aterosclerosi e insorgenza di tumori. L’immunosenescenza è un processo estremamente complesso, prodotto da un rimodellamento continuo dei tessuti e dei sistemi corporei e si ritiene che lo stress ossidativo sia il fattore principale correlato all’invecchiamento accelerato. L’immunosenescenza colpisce le funzioni sia delle cellule immunitarie innate (cellule NK, macrofagi e cellule dendritiche), sia delle cellule coinvolte nell’immunità adattativa (cellule T e B). Le cellule NK sono fondamentali per il riconoscimento e l’eliminazione delle cellule tumorali e di quelle infettate da virus. Negli anziani il numero totale delle cellule NK è aumentato, ma la loro citotossicità è ridotta, a causa di un inefficiente segnale di trasduzione, di un’aumentata espressione dei recettori killer inibitori, e di una ridotta secrezione di citochine/chemiochine (Campos et al., 2014). Negli anziani è stata descritta una diminuzione significativa del numero dei macrofagi, della produzione di ossido nitrico (NO) e della loro capacità fagocitaria nei confronti di microrganismi invasivi e cellule tumorali (Progetto ASCO, 2012). Le cellule dendritiche (CD) sono le cellule più potenti implicate nel processo di presentazione antigenica, e sono critiche nell’iniziare la risposta immune ad agenti patogeni. Il numero delle CD e la concentrazione dell’interferone da loro prodotto sono significativamente ridotti nei soggetti anziani fragili e ciò contribuisce, probabilmente, alla ridotta risposta immunitaria verso le infezioni virali (Farazi et al., 2014). Con l’età si riducono significativamente le dimensioni del pool delle cellule T naive (Farazi et al., 2014) e l’immunità umorale mediata dalle cellule B è gravemente compromessa (Progetto Asco, 2012). Un declino della risposta immune correlato all’età comporta una maggiore suscettibilità alle infezioni ed un rischio di maggiore gravità di malattia negli anziani.

Uno studio effettuato su sei donne di età compresa tra 72 e 97 anni che hanno consumato 200 mL di latte d’asina al giorno per 1 mese ha rivelato un aumento della concentrazione di IL-6, IL-8, IL-1β e TNF-α dimostrando che questo ricco latte stimola il sistema immunitario degli anziani (Jirillo et al., 2010).

Studi in vitro effettuati su cellule mononucleate del sangue (PBMCs) hanno confermato le proprietà benefiche del latte d’asina nel contrastare il processo di immunosenescenza ed il suo ruolo antiaterogenico ed antinfiammatorio (Tafaro et al., 2007). La stimolazione delle cellule PBMCs con colostro e latte d’asina ha evidenziato nel primo caso un aumento della risposta IgA-mediata mentre nel secondo un aumento della risposta IgG-mediata. In entrambi i casi è aumentata l’espressione dei markers di superficie CD25 e CD29 sulle PBMCs, ma solo in seguito a stimolazione da parte del latte d’asina si è verificato un aumento della produzione di IL-12, IL-1β, IL-10 e TNF-α. Ambedue le stimolazioni hanno determinato un aumento della produzione di NO da parte dei macrofagi più marcata, però, nel caso della stimolazione da parte del latte d’asina (Tafaro et al., 2007). Il rilascio di ossido nitrico suggerisce un ruolo antiaterogenico di questo latte grazie all’azione vasodilatatrice dell’NO che aiuterebbe a prevenire l’aterosclerosi e fenomeni trombotici ostacolati, inoltre, dalla presenza di acidi grassi polinsaturi ω-3, abili attenuatori delle malattie cardiovascolari. L’ossido nitrico, inoltre, è un potente agente antimicrobico e la sua azione nei confronti di patogeni, che più facilmente attaccano il sistema immunitario compromesso di un soggetto anziano, è potenziata dall’attività antibatterica e antivirale del lisozima e della lattoferrina (Orsingher, 2011) naturalmente presenti nel latte d’asina.

Il latte d’asina, inoltre, grazie alla presenza di vitamine in esso contenute quali vitamine A, C, E, potrebbe essere un valido aiuto contro lo sviluppo di un certo numero di tumori, come il tumore al colon, alla prostata, alla cute, ai polmoni e alla mammella. E’ stato dimostrato, per ora solo su pazienti con tumore pancreatico avanzato, che gli acidi grassi ω-3, EPA e DHA, attenuano la secrezione di citochine pro-infiammatorie e bloccano il calo ponderale che si manifesta in questi pazienti (Ali Arshad et al., 2012).

Inoltre, l’elevata percentuale di acidi grassi a catena corta aumenta le proprietà antiossidanti del latte, riduce la risposta infiammatoria in patologie allergiche e svolge una funzione immunoregolatoria (Chiofalo et al., 2006; Polidori & Vincenzetti, 2007).

I componenti del latte d’asina aumenterebbero la secrezione da parte delle PBMCs di IL-2, IFN-γ, IL-6, TNF-α e IL-1β determinando effetti pro-apoptotici ed anti-proliferativi così come dimostrato da studi in vitro effettuati sulla linea cellulare tumorale derivante da carcinoma polmonare umano (A549) (Xueying et al., 2011). È stato osservato come i componenti attivi di questo prezioso latte non solo possono sopprimere direttamente la proliferazione delle cellule tumorali in vitro, ma possono anche agire indirettamente attraverso l’attivazione di linfociti e macrofagi. L’elevato contenuto in lisozima inoltre può contribuire all’attività anti-tumorale (Xueying et al., 2011).

Studi effettuati su ratti hanno inoltre dimostrato che il latte d’asina inibisce la proliferazione della linea cellulare tumorale derivante da sarcoide (S180) (Zhai et al., 2009).

Le alterazioni e disfunzioni a carico di vari organi e apparati (intestino, tiroide, sistema nervoso, etc.) che si presentano con l’aumentare dell’età, associati spesso a diete con apporto nutrizionale non adeguato, scarsa idratazione, ospedalizzazione, terapie farmacologiche e poca attività fisica, determinano l’insorgenza di diversi disturbi, tra cui anche la stipsi (Iacono et al., 1995; 1998b; Locke et al., 2000; Peters et al., 2001; van Ginkel et al., 2003; Pappas et al., 2008; Tosetti et al., 2012). Quando viene diagnosticata una sindrome stiptica, i primi provvedimenti sono mirati ad una correzione della abitudini dietetiche (incremento del consumo di fibre alimentari e apporto adeguato di liquidi) (Cuomo, 2008; Stanghellini et al., 2008; Dehghani et al., 2012).

L’introduzione del latte d’asina nella dieta di pazienti affetti da stipsi potrebbe venire incontro alle esigenze di questi soggetti. In primo luogo, grazie all’elevata quantità di acqua in esso contenuta, contrasterebbe la severità dei fenomeni di costipazione (Cuomo, 2008; Iacono & Scalici, 2011).

Questo latte, per il suo contenuto in lattosio (substrato ideale per un corretto sviluppo della flora lattica intestinale), esercita anche un effetto “prebiotico”, stimolando la crescita delle specie batteriche presenti a livello del colon e inibendo la proliferazione di microrganismi nocivi, anche grazie alla presenza in esso di lisozima, lattoferrina e lattoperossidasi (Businco et al., 2000; Schaafsma, 2003; Salimei et al., 2004; Vincenzetti et al., 2005; 2007; 2008; Bazzocchi, 2008; Polidori et al., 2009). La presenza di lattoferrina facilita, anche, la protezione delle cellule neuronali intestinali ed è utile nel prevenire e/o trattare i disordini ad essi connessi, stipsi compresa (Faure et al., 2013).

Inoltre, è stata dimostrata la sicurezza e l’efficacia del latte d’asina nel trattamento delle APLV, delle poliallergie alimentari e delle stipsi su base allergica associate (Iacono & Scalici, 2011). Essendo questo latte per caratteristiche composizionali ed organolettiche, più simile al latte materno di quello vaccino, è diventato un alimento fondamentale nella dieta di soggetti con allergie alle proteine del latte vaccino (APLV) e allergie alimentari multiple, rappresentando una valida alternativa nutrizionale ai formulati ipoallergenici ad oggi disponibili (Iacono et al., 1992; Bonomi et al, 1994; Carroccio et al., 2000b; Vincenzetti et al., 2005; Monti et al., 2007b; Vita et al., 2007; Tesse et al., 2009). La APLV è una condizione molto frequente in età pediatrica (incidenza del 5-10% tra bambini) (Host, 1994), i sintomi di ipersensibilità, però, possono persistere anche dopo i 3-4 anni, fino all’età adulta e determinare l’esordio di uno stato di poli-intolleranza alimentare (Hill et al., 1995; Iacono, 1998a; Carroccio, 2000a; van Ginkel et al., 2003).

Il latte d’asina è un prodotto naturale, ipoallergenico e capace di esercitare diverse funzioni biologiche associate al latte materno, soprattutto contribuendo alla formazione di un completo ed efficace sistema immunitario (Iacono et al.,1992; Carroccio et al., 2000b; Monti et al., 2007; Vita et al., 2007). Di particolare interesse è la composizione proteica (contenuto di caseina e di sieroproteine) molto simile a quella del latte umano, in quanto correlata al potere allergenico del latte di asina e alla sua maggiore tollerabilità rispetto a quello dei ruminanti (Salimei et al., 2004; Polidori & Vincenzetti, 2013).

Simile è anche il contenuto in lattosio (Salimei et al., 2004), che oltre a renderne piacevole il sapore ed aver anche un ruolo prebiotico (Schaafsma, 2003; Bazzocchi, 2008), stimola l’assorbimento intestinale del calcio, influenzando positivamente la mineralizzazione ossea (Polidori & Vincenzetti, 2012), combattendo, poi, in età adulta, i fenomeni di osteoporosi che si registrano soprattutto nella popolazione femminile.

Inoltre, il latte d’asina contiene una particolare proteina, la lattoaderina, coinvolta nei meccanismi di invasione delle cellule intestinali da parte del Rotavirus (EP2389952 A1, 2011). Nei Paesi occidentali, la gastroenterite da Rotavirus non è una malattia letale, ma può dare complicanze anche molto gravi (forme severe di diarrea con conseguente disidratazione) nei bambini piccoli, nelle persone anziane, in quelle ospedalizzate e immunocompromesse (http://www.epicentro.iss.it/).

Una ricerca italiana portata avanti da una start-up nata dalla collaborazione tra il CNR e l’Università di Torino ha focalizzato la propria attenzione sulla lattoaderina contenuta nel latte d’asina, creando un integratore alimentare per la prevenzione delle gastroenteriti causate da questo virus (EP2389952 A1, 2011).

Nonostante la grande importanza in campo pediatrico, il latte d’asina è considerato ormai da diversi anni un ottimo alimento per molte categorie di consumatori, guadagnando sempre più consensi nell’alimentazione geriatrica e in altri ambiti per usi parafarmacologici.

 

 

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