IL LATTE D’ASINA NEL REGIME DIETETICO DEGLI SPORTIVI

 

Per gli sportivi è fondamentale avere a disposizione riserve di carboidrati da utilizzare negli sforzi di una certa intensità. I carboidrati utilizzati durante l’attività fisica provengono in gran parte dal glicogeno (polisaccaride formato da una lunga catena di molecole di glucosio) immagazzinato nei muscoli e nel fegato e solo in minima parte dal glucosio circolante nel sangue. La quantità di glicogeno muscolare (la più importante fonte di energia dei muscoli) è piuttosto costante, mentre la quantità di quello epatico è molto variabile.

Durante uno sforzo muscolare (per esempio una corsa), i muscoli utilizzano la loro riserva di glicogeno; contemporaneamente il fegato rilascia una parte del suo, parte che viene trasformata in glucosio che passa nel sangue e viene utilizzato sia come energia diretta che come fonte per la ricostruzione del glicogeno muscolare. Quest’ultimo è presente nei muscoli in quantità pari a circa 500 g, equivalenti a 2000 kcal, sufficienti ad un soggetto di 70 kg per percorrere circa 30 km di corsa.

Quando i muscoli hanno bisogno di glucosio, attingono dal glicogeno “smontando” gradualmente le catene di glucosio di cui è formato. Dopo un’attività fisica di una certa intensità e durata, le scorte di glicogeno sono parzialmente consumate e vanno ripristinate con l’alimentazione.

Il modo più efficiente e veloce per ripristinare le scorte di glicogeno è quella di assumere carboidrati ad alto indice glicemico: in tal modo si ha una iperproduzione di insulina (l’ormone che regola la suscettibilità delle cellule muscolari ad incamerare carboidrati) consentendo un ripristino ottimale e veloce delle scorte di glicogeno.

Assumendo solo grassi, invece, il glicogeno non si ripristina perché l’organismo non è in grado di trasformare i grassi in carboidrati. A partire dalle proteine, al contrario, l’organismo è in grado di ripristinare le scorte di glicogeno, trasformando le proteine in carboidrati; si tratta però di un processo piuttosto lento con conseguente rischio di non ripristinare completamente le scorte, penalizzando la prestazione successiva.

Pertanto, il modo più efficiente per ripristinare le scorte di glicogeno è quello di assumere carboidrati nel pasto successivo all’attività fisica.

 

Studi svolti in campo nutrizionale hanno individuato nel latte d’asina un’alternativa interessante da inserire nell’alimentazione dello sportivo: il profilo ipolipidico del latte asinino, con esplicito riferimento agli acidi grassi insaturi delle serie ω-3 ed ω-6, unitamente alle proteine, alle vitamine (A, B2, B5, C, E) e al lattosio, rendono il latte d’asina particolarmente indicato nell’alimentazione dei soggetti a regime dietetico, come gli sportivi. Gli stessi apprezzano per la loro alimentazione anche le proprietà probiotiche e l’elevato tenore in calcio, fosforo ed altri oligoelementi (Cr, Fe, Mg, K, Cu…), di cui il latte d’asina è ricco.

 

Una recente ricerca condotta da un gruppo dell’università di Napoli e presentata lo scorso anno all’European Congress on Obesity, tenutosi ad Istanbul, ha messo in evidenza difatti come il latte d’asina – comparato a quello vaccino – sia un prezioso alleato del peso forma per diversi motivi: le elevate quantità di acidi grassi ω-6 e ω-3 e di calcio, possono avere effetti benefici non solo a livello cardiovascolare, ma anche per mantenere alti i livelli energetici per tutta la giornata. Per tale motivo, gli Autori della ricerca lo suggeriscono nei regimi dietetici come alternativa al latte scremato e alla soia. Nel corso delle sperimentazioni, gli Autori della ricerca hanno nutrito due gruppi di ratti rispettivamente con latte d’asina e latte vaccino, in aggiunta alla loro consueta alimentazione. Mentre quelli che hanno bevuto latte di mucca sono arrivati a pesare più dei ratti normali, quelli alimentati con latte d’asina sono risultati più magri della media; inoltre i loro tenori ematici di trigliceridi e colesterolo, dannosi a livello cardiovascolare, sono risultati inferiori e si è infine registrata un’intensa attività a livello dei mitocondri, strutture cellulari capaci di convertire i nutrienti in energia. Per tale motivo il gruppo di ricerca sostiene che “bisognerebbe incoraggiare il consumo di latte d’asina”.